Le coltivazioni

Coltivazione della vite:
aspetti pedoclimatici

La vite appartiene alla famiglia delle vitacee o ampelidacce, che comprende numerosi generi tra i quali il più importante è
il VITIS TOURN.
Al genere vitis appartengono molte specie, delle quali ricorderemo solo quelle più importanti e di interesse colturale:
VITIS LABRUSCA
VITIS RUPESTRIS
VITIS RIP ARIA
VITIS BERLANDIERI
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La vitis vinifera comunemente detta europea, comprende forme selvatiche (vitis vinifera silvestris) e forme coltivate (vitis vinifera sativa).
Le altre specie note come viti americane hanno impiego più che altro come portainnesto a secondo delle loro spiccate attitudini.
Le prime viti fossili riconoscibili, tre o quattro specie, risalgono all'EOCENE.
La guida viticola d'Italia enumera circa 330 vitigni ad uva da vino, costituendo così un ricco patrimonio ampelografico.
Non tutti i vitigni hanno la stessa importanza e diffusione, sia per le gran varietà di condizioni pedoclimatiiche e spesso anche per ragioni storiche, considerato che la vite è coltivata tra i 35° e 50° di latitudine Nord/Sud, quindi su una fascia di 2000 Km di spessore, nella quale, per differenza del clima e le svariate condizioni del terreno e del regime pluviometrico, la scelta dei vitigni e la maturazione delle uve deve essere profondamente studiata zona per zona.
Le caratteristiche agronomiche che interessano tutte le cultivar di vite sono: il vigore, la rusticità, l'adattabilità ai diversi ambienti, la resistenza alle malattie, la produttività, caratteristiche che invece differiscono per molteplici aspetti sono: qualità, profumo, gusto, colore, grado zuccherino, ecc.
L'ampelografia è la tecnica con la quale vengono identificati, descritti e classificati i vitigni, questa classificazione ha carattere internazionale.
I cataloghi internazionali e nazionali hanno una fondamentale importanza per il commercio del materiale di moltiplicazione. I suoli europei adibiti alla viticoltura sono stati classificati secondo "zone viticole" (A.B.C.) in base anche alle caratteristiche climatiche. L'Italia si trova in zona C.
Le zone sono state suddivise in sottozone e classificate secondo la vocazione vitivinicola più qualitativa.
Quasi tutti i terreni possono ospitare la vite, naturalmente la produzione varia moltissimo dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo in rapporto alla natura geologica, alla tessitura, alla reazione(pH), al colore del suolo ecc..
I terreni freschi e profondi di origine alluvionale danno produzioni abbondanti ma di qualità scadenti, mentre quelli vulcanici e tufacei danno uve fini e aromatiche di grande pregio. Il colore del terreno ha la sua importanza in quanto, se scuro, si scalda più rapidamente e per tanto riesce più vantaggioso nelle zone a clima rigido, se chiaro, riflette i raggi solari e torna utile alle coltivazioni che esigono una forte illuminazione per maturare bene il prodotto.
La tessitura ideale del terreno per la coltura della vite è quella grossolana con forte percentuale di scheletro, mentre le terre argillose e compatte poco si addicono se non corrette con opportune opere di drenaggio, comunque i terreni devono tendere ad un pH leggermente acido.
La vite come diceva Virgilio, ama le belle colline e le esposizioni assolate, e comunque terreni con pendenze moderate ed esposizione a mezzogiorno.

perito agrario Antonino Staiano Arola una ridente collina posta a 450 metri sul livello del
mare, per quanto innanzi esposto, ben si presta alla
coltivazione della vite.
La morfologia dei luoghi è caratterizzata dai classici
terrazzamenti sorrentini, trasformazione che è costata grandi
sacrifici e lavoro ai nostri antenati, che indubbiamente rende
onerosa qualsiasi forma di coltura ed in particolar modo quella
della vite già di per se impegnativa, anche perchè è fortemente
limitata ogni fonna di meccanizzazione.
In penisola sorrentina da qualche anno è stata istituita la
denominazione di origine controllata di alcuni vini.

Le cultivar rientranti in tale prestigioso riconoscimento sono

per l'uva bianca
- PALANGHINA
- BIANCOLELLA
- UVAGGI NEUTRI CHE CONCORRONO PINO AD UN MASSIMO DEL 20%

per l'uva rossa
- AGILIANICO
- PIEDIROSSO
- OLIVELLA O SCIASCINOSO
- UVAGGI NEUTRI CHE CONCORRONO FINO AD MASSIMO DEL 20 %

La istituzione della D.O.C. per i vini della penisola sorrentina potrebbe costituire sicuramente motivo di rilancio e di crescita per la viticoltura della zona, anche se nel quadro generale, l'insufficienza della dimensione territoriale ed economica delle aziende costituisce un oggettivo condizionamento per lo sviluppo.
E' altrettanto vero però che la razionalizzazione delle attività produttive quale premessa per un contenimento dei costi di produzione e per l'affermazione di prodotti di qualità e di "nicchia" costituisce l'obbiettivo fondamentale per la politica di intervento nel settore agricolo della zona.
Va tenuto anche in conto che i viticoltori locali pur in presenza della DOC hanno iscritto negli appositi albi un numero insufficiente di vigneti.

CONCLUSIONI
1) E' da favorire e stimolare l'associazionismo
2) E' di fondamentale importanza l' individuazione di aree
omogenee e la loro razionalizzazione per la coltivazione della vite anche in consociazione con l'olivo
3) E' di vitale importanza la scelta delle coltivar tipiche locali per nuovi impianti e ancora la clonazione delle stesse al fine di ottenere ottimi risultati.
4) Creazione di polo vitivinicolo, per la valorizzazione del prodotto vino di qualità in un'area a grande vocazione turistica

perito agrario Antonino Staiano