Letteratura

I vincitori per il settore Letteratura sono:

  • Deborah, una storia d’amore tramutata in fiaba

    Deborah, una storia d’amore tramutata in fiaba

    Deborah, una storia d’amore tramutata in fiaba

     

    Un giorno non molto lontano, a Sorrento, una città  in provincia di Napoli, c’era  una ragazza di nome Deborah. Lei   non era una bella ragazza e per di più aveva un caratteraccio o almeno era questo che si vedeva dal di fuori. In  verità  la giovane era timida e le mancava il coraggio  di mostrare i suoi veri sentimenti e il suo vero  carattere così, anche per non soffrire, si nascondeva dietro un atteggiamento  più estroverso ma pieno di difetti .Un giorno Deborah, un po’ per curiosità, entrò in chat; qui conobbe un ragazzo molto dolce di nome Diego .Lui era di sei anni più grande di lei. Deborah, infatti aveva tredici anni  mentre Diego  diciannove. Lei  non sognava nulla su questo ragazzo e forse era proprio quel “mistero” che l’attraeva. Una volta scambiati i numeri di telefono  i due giovani  cominciarono a sentirsi sempre più spesso, Diego nei primi tempi chiamava Deborah tutti i giorni ma poi col  passare dei mesi il rapporto cominciò a deteriorarsi. Deborah amava ancora Diego ma lui era da diversi giorni  che non dava segni di vita a Deborah. Era arrivato il giorno del loro terzo anniversario, Deborah non sapeva cosa fare e nell’incertezza non gli porse i suoi auguri. Deborah si sentiva morire e ripensava a tutti  gli  sms che Diego  le aveva inviato, messaggi che entravano dritti al cuore della giovane e ingenua ragazza. Per smettere di soffrire si era convinta che Diego  l’aveva presa in giro  sin dal primo giorno. Deborah  non riconosceva più se stessa che per via del dolore, era cambiata. Lei non riusciva più a scrivere le sue bellissime poesie e rimase ad aspettare una risposta da parte  del giovane, ma quest’ultima sembrava non arrivare mai. Deborah ogni giorno che passava si sentiva sempre più inutile. Un giorno decise di meditare sulla sua vita e si rese conto  di condurre una vita insulsa, si convinse che le sue  aspirazioni non si sarebbero avverate mai, restando per sempre solo dei sogni. Diego  continuava a non farsi sentire facendo cadere la giovane in una profonda depressione. Deborah non si sentiva di lasciarlo perché lo  amava ancora, anche se capiva che se  il suo amore  non si faceva sentire un motivo ci doveva pur essere. In quel  periodo notevolmente critico, la giovane pensò subito  al peggio, vale a dire che lui la voleva lasciare ma non sapeva come.  Deborah continuava a cercare un contatto e ad aspettare una risposta che però  sembrava non arrivare mai. A quel punto la ragazza decise  di ricostruirsi  una vita ricomponendo i frammenti  del suo fragile cuore. Lei però nel profondo  del suo cuore sperava  ancora in una risposta da parte di  Diego. Ad un tratto il cellulare di Deborah squillò… Erano le 23.10 di un lunedì di febbraio.  Lei non sapeva se rispondere o no, anche se le sue amiche le avevano consigliato di non  farlo, lei rispose. Lui le chiese scusa  e da quel giorno  i due innamorati si amarono più di prima. Un dì, mentre Deborah e Diego  chattavano, un virus attaccò i computer dei due giovani  che per più di un mese non poterono scriversi. 

    Questa era un'altra prova da superare per il loro amore.

    Questi tentarono di mantenere il contatto solo con dei messaggi  ma una storia così  non era destinata a durare molto, anche  se la volontà dei due a mantenere la fiamma del loro amore viva e vitale era forte. Deborah si sentiva ancora più lontana da Diego  come se la reale distanza non bastasse  per farla soffrire.

    Diego  abitava a Sondrio  mentre Deborah a Sorrento. I due non si erano mai incontrati  e allora Diego, finalmente, chiese alla giovane di incontrarsi. Deborah ne fu ben lieta anche perché aspettava  da qualche tempo una proposta del genere da parte del ragazzo.       

    L’incontro  avvenne in una domenica estiva mentre il sole riscaldava con i suoi tiepidi raggi  la cittadina di Sorrento. La giovane mostrò  con orgoglio la  sua città al suo ragazzo. A sera Diego  propose  alla giovine  di andare al cinema e lei accettò. Durante la proiezione del film Diego stringeva  forte Deborah a se, come se volesse  dimostrarle che il suo cuore batteva solo per  lei. La permanenza di Diego  finì presto e lui dovette tornare a Sondrio  ma prima  baciò Deborah che divenne rossa per l’imbarazzo. Un giorno purtroppo Diego  dovette partire per la Francia  per raggiungere i suoi familiari e sapeva che non sarebbe  più tornato in Italia. Lui  non si sentiva di legare Deborah a sé, e con una fredda e-mail la lasciò. Deborah pianse per molti giorni e continuava a pensare a Diego. Quella bellissima storia destinata a durare per sempre  era finita. Ma Deborah si fece forza e ricominciò la sua vita di sempre ma in modo diverso. Aveva tanti amici, erano veri  e reali. Questa storia ha una preziosa morale: per quanto  si possa amare una persona e per quanto si possa soffrire  alla fine di  un amore  si deve trovare la forza di andare avanti. Il tempo guarisce tutte le ferite cancellando  i ricordi dolorosi  ma conservando quelli belli  nell’intimo di ogni persona. Non si può vivere solo di sogni  o di un amore virtuale. La realtà è ben altro….

  • La notte oscura dell’anima

    La notte oscura dell’anima

    "…Il serpente donò alla bestia la sua  forza, il suo trono e la sua podestà grande."

    (Apocalisse 13.2)

    Lo sussurrava  silenziosamente…….Solo io avrei dovuto  saperlo …..

    -Sapere che cosa??

    -Lo dovevo sapere …. Il cielo si sta facendo nero, erano appena apparse le nuvole, stava arrivando la notte…C’ero soltanto io, io e lui ….e nessuno più!!

    -Dove si trovava lei  in quel momento signor X ???

    -Mi trovavo in una grossa stanza, buia, senza porte né finestre ….era vuota, le pareti  non avevano alcun colore…!!??

    -Cosa ci faceva in quella stanza??

    Non lo  ricordo ….Non so nemmeno per quale motivo  vi sia entrato. Ero solo …e  c’era  lui …davanti  a me …mi osservava fisso negli occhi …??!!

    -Lui chi, si spieghi  meglio signor X… Cosa  ha visto  effettivamente quella sera?

    -..Non aveva una bocca e non aveva denti ….non aveva un volto  né  capelli…vedevo  solo due occhi   sparsi nell’aria che roteavano in continuazione su e giù, giù e su, su e giù…perché?? Che  diavolo voleva da me??!! Provai  a chiederglielo  in ogni modo, ma lui mi spinse, caddi…avevo paura!!-

    -E poi cosa è successo ..non fermatevi !!

    -Non mi fermo…non mi fermo perché devo assolutamente raccontarvi la mia storia…..ero in una grossa stanza buia, senza pareti, vuota, senza porte, si …e lui mi raggiunse…!!!-

    -Lui chi, per l’amor del cielo !!?!

    -Non lo so !...non lo so !! Mi scrutava minaccioso ...gli occhi  lampeggiavano ….erano grigi, grigissimi …provai a chiedergli chi fosse, ma lui rimaneva zitto  con gli occhi  che cominciavano a lampeggiare…Ad un tratto caddi a terra …mi voltai e lui era fermo lì e mi seguiva, non si scomponeva neanche di un po’ !!

    -E poi ??

    -E poi mi voltai verso di lui  e gridai " Non ti temo" … glielo dissi con fermezza, ma lui non rispondeva, spariva  e poi di nuovo riappariva  con lo stesso identico sguardo  di prima…!

    - Che sguardo aveva??

    -Era  mostruoso ...si ricordo -….aveva dieci  corna e sette teste.…La bestia  che  io vidi era simile  a una pantera, con le zampe come quelle  di un orso e la bocca  come quella di un leone…. Cosa voleva  da voi??

    Non lo so !!?? La belva  cominciava a picchiarmi, mi bastonava e io gridavo a squarciagola ..non lo volevo vedere, ma  lui  lo pretendeva da me con forza…io dovevo sapere ciò che nessuno avrebbe dovuto conoscere mai …!!

    -Cosa doveva sapere signor X??

    -Avrei dovuto  conoscerlo …avrei dovuto adorarlo …!!Noi l’abbiamo voluto, noi  l’abbiamo invocato, e ora lui è qui…

    -Per l’amore del cielo  signor X. Di chi sta parlando ??

    -Per mezzo dei suoi prodigi  ha sedotto tutti gli abitanti della terra…

    -Chi li ha sedotti ??

    Il male ?? Cos’è il male signor X??

    -Non lo so ..!!

    -Mi dica cosa ha visto !!

    -Continui …!

    -Il mondo  era un’immensa sfera  grigia  che assumeva di volta in volta orribili sembianze diverse … poi c’era del sangue..

    -Sangue  ?? per quale motivo ??

    Sangue  dappertutto ..sulle pareti, sui miei vestiti, sul pavimento ..

    -Poi ??

    -Non vidi  alcun essere vivente, né uomo, né animale, né pianta…i mari, i monti  e il cielo erano spariti…il nulla regnava sovrano assecondato  da un silenzio  infernale che straziava i timpani …io piangevo  e poi glielo chiesi nuovamente…!

    -Cosa??

    -Chi sei ? Urlai. Cosa vuoi da me?? Che ti ho fatto ???... Lui mi guardava fisso negli occhi  e rideva, rideva a più non posso … lo guardai meglio.. Era una  belva orrenda…..Chi sei? Chiesi, e questa volta lui rispose "Sono colui che l’uomo finge di non vedere. Colui  che l’uomo disprezza ma allo stesso tempo ama…Il fumo del vostro tormento  salirà per i secoli dei secoli!!

    -Chi avete visto  signor X, spiegatevi meglio !!

    -Era Belial, così come disse ..lo osservai un’altra volta…la sua mano  mi indicava il mondo ,o meglio  ciò che ne rimaneva…La belva ad un tratto  lo prese tra le sue grosse mani  e poi lo divorò in un boccone ..Rideva, rideva  senza sosta e4 continuava a guardarmi  mentre la bava gli scendeva copiosa. .La sua bava somigliava al sangue. Mi ritrovai in un vortice di anime.. sentivo freddo ...ad un tratto  caddi  per terra…mi girava la testa…poi mi svegliai. L’orrenda creatura era scomparsa e io non c’ero più…non avevo un corpo ...intorno a me il nulla… il silenzio più assoluto…

    -E poi è arrivato da me.

    -Si…

     -Lei ha visto ciò che io non conosco.. ciò che io non voglio vedere!!

    -Quel giorno io vidi Satana cadere dal cielo  come folgore … lo giuro  su mia madre ... come folgore!!??

     

  • Itinerari storico-naturalistici ad Arola

    Itinerari storico-naturalistici ad Arola

    Introduzione 

    Il casale più meridionale di Vico Equense ha il pregio –per la sua particolare collocazione geografica- di trovarsi a cavaliere della Penisola sorrentina.

    Una località che, nei secoli, si è distinta tanto per i suoi fondi agricoli quanto per il vantaggio di occupare una posizione strategica –un crocevia praticamente- nell’intricato tessuto viario dell’antico Promontorium Minervae.

    Per quanto riguarda la prima caratteristica, infatti, benché gli etimi proposti dagli storici siano tutti interessanti e accattivanti, l’ipotesi che appare più convincente è quella che fa derivare l’attuale toponimo dal latino «rus» che equivale nella nostra parlata a “fondo agricolo”[1].

    Un fondo, dunque, forte di un apporto d’acqua sotterraneo piuttosto consistente se consideriamo che Arola occupa la sella –dunque per definizione una zona di accumulo- compresa fra le colline che la cingono a mo’ di anfiteatro: Monte Comune –il massiccio maggiore, coi suoi 875 m di quota- e l’altura di Monte Crocione o de La Croce del Monaco (495 m s.l.m.).

    Per quanto riguarda la seconda peculiarità, invece, occorre fare riferimento alla celebre via Minervia –questo l’appellativo utilizzato per la prima volta dal Beloch- l’antica e blasonata arteria che collegava Nuceria con l’attuale “Punta Campanella”, passando -a grandi linee- per Stabia, la “Sperlonga” di Vico, Seiano, Fornacelle, Alberi, la Planities, Sorrento e così via fino a Termini, il casale lubrense che introduce al tratto meglio conservato ed evidente del basolato romano[2]. 

    In altri termini, l’itinerario documentato nella Tabula Peutingeriana, percorreva –se non addirittura attraversava- Arola, facendone così una tappa obbligata per quel braccio terrestre che univa aspetti antropologici, sociali, commerciali e di culto legati a doppio filo alla dea Athena-Minerva, la Maestra di tutte le arti.

    Sono proprio le caratteristiche sopra citate, unitamente ai fattori squisitamente naturalistici, a rendere questa località l’ideale collettore per tutte quelle attività che vedono nel diretto contatto con la Natura il loro punto di forza.

    Questa rassegna si estrinseca perciò con l’intento di evidenziare gli itinerari pedonali più interessanti di Arola, senza tralasciare però i relativi abitati che la circondano da ponente a levante.

     

    Itinerario: Casa Starita-Arola-Lavinola-Trinità

    Escursione collinare di minima difficoltà

    Dislivello: 300 m circa

    Percorrenza: 5 km

    Segnavia: assente

    Periodo consigliato: tutto l’anno.

    Descrizione

    Dalla località Casa Starita in Meta di Sorrento si dipana un sentiero storico, ricco di elementi naturalistici e antropologici, che raggiunge il casale equense di Arola attraverso un ramo certamente remoto dell’antica viabilità peninsulare.

    La passeggiata è un invito alla riscoperta di una delle principali vie di comunicazione che gli abitanti di Arola erano soliti adoperare per mettersi in comunicazione con i versanti costieri; un’altra via d’accesso al “lato mare” era via Veterina, un sentiero che attraversando il monte di Chiosse ha sbocco a Tordigliano sul golfo di Salerno. 

    Itinerario: Montechiaro-Alberi-Astapiana-Arola

    Sentiero collinare di media difficoltà

    Dislivello: 250 m circa

    Percorrenza: 6 km

    Segnavia: assente

    Periodo consigliato: tutto l’anno.

    Descrizione

    La frazione equense di Preazzano (526 m s.l.m.), già nota come Casale agli inizi del ‘300, spicca sia per alcune abitazioni signorili, sia per la chiesa del 1400 intitolata a Sant’Andrea che si prospetta frontalmente alla croce simbolo di quello che fu uno degli Alberi della Libertà piantati durante il burrascoso periodo orbitante intorno l’anno 1799. 

    Itinerario: discesa a Tordigliano 

    Escursione di scarsa difficoltà

    Dislivello: 170 m circa

    Percorrenza: 2 km

    Segnavia: nessuno

    Periodo consigliato: tutto l’anno. 

    Descrizione

    Questa passeggiata ha origine da una interruzione del guard-rail della strada statale Amalfitana n° 163 (all’incirca verso il km 8) e conduce fin giù una delle spiagge più estese della Riserva Marina di Punta Campanella. La località, denominata Tordigliano-Chiosse, ricade nel territorio di Vico Equense e rappresenta il suo limite meridionale carezzato dalle acque del golfo di Salerno.